“Qui la parola d’ordine non è guardare. È immaginare.”

Chi disegna i gol

Piero Borgia.
Ho sempre avuto due grandi passioni: il calcio e il disegno. Sono del ’74, nato e cresciuto a Roma. Ragazzino negli anni ’80, giocavo a pallone nelle ville e nei giardini. Oppure davanti alla cartoleria di mio padre, in mezzo alla strada: quante volte la palla finiva incastrata sotto alle macchine!

Dopo un bel bagno caldo, dopo i compiti o prima di andare a dormire, accendevo la lucetta del tavolo e cominciavo a disegnare. Cosa? Gol. Decine, centinaia, migliaia di gol. Di tutti i tipi. Colpi di testa, punizioni a giro sulla barriera, sforbiciate al volo, rigori, triangolazioni, calci d’angolo, pali, traverse!

A volte disegnavo tantissime azioni tutte sullo stesso foglio, una sopra all’altra. Tante, ma così tante che, a forza di disegnare omini e traiettorie, la carta si bucava tutta. Ricordo che mia madre veniva da me e mi chiedeva: “Ma non ti va di disegnare qualcos’altro ogni tanto?” Sì che mi piaceva disegnare altro, certo. Ma i gol.. erano i gol.

Scarabocchi di quando avevo 6/7 anni

90° Minuto

Il momento della settimana che preferivo era la domenica verso le 19,  dopo “90° minuto”. Cercavo di memorizzare tutte le azioni da gol appena viste per riprodurle poco dopo  sulla carta.

Ero molto attento ai particolari, soprattutto alle porte. Ogni stadio aveva le sue porte, diverse da quelle di tutti gli altri stadi. A Torino, il Comunale aveva un ferro arcuato molto pronunciato a sorreggere la rete. A San Siro e all’Olimpico le reti erano nere. A Firenze, la rete aveva la trama esagonale invece che quadrata. Se la partita che disegnavo si giocava a Firenze, la rete non poteva essere a trama quadrata!

La cartoleria di papà

Mio padre aveva una cartoleria. E questo ha influito moltissimo sullo sviluppo della mia passione. Anzi, forse di entrambe le mie passioni: il calcio e l’illustrazione. Il sabato  ero tutto il giorno in negozio lì da lui. La scuola era chiusa e quindi io passavo ore ed ore seduto dietro la cassa, a disegnare ed immaginare gol. D’altronde, con tutte quelle matite, quei pennarelli e quei fogli di carta a disposizione, cos’altro potevo fare? Ricordo che mio papà un giorno mi portò l’Almanacco dei Calciatori con i gol disegnati da Carmelo Silva, che lui stesso chiamava “le Disegnate”. Ne rimasi folgorato. Ma allora, quello che io facevo “esisteva”! Addirittura, qualcuno ne aveva fatto il proprio mestiere.
“Ho deciso, da grande voglio fare il vignettista di gol!”

Altri schizzi di quando avevo 9/10 anni

Il distacco

La mia passione di disegnare i gol non si è mai placata. Sopita, semmai. Ma ancora oggi mi scopro a disegnare gol quando sono sovrappensiero, magari al telefono. La mano corre da sola sul foglio, in maniera quasi incosciente.

Comunque, l’ex-bambino diventato ragazzo ha deciso di seguire il consiglio della madre, che lo esortava a disegnare anche altro. Mi sono diplomato in Grafica e Illustrazione Pubblicitaria. Dopo, ho frequentato un master in multimedia e web design.

All’epoca mi affascinava moltissimo l’idea di imparare a usare il computer per realizzare progetti grafici e fotomontaggi, e di affacciarmi su un mestiere inedito. La passione di disegnare i gol si è addormentata, appisolata dentro alla mia mente, quasi dimenticata.

Fino a quel giorno. Il 30 agosto 2017, guarda caso giorno del compleanno della mia cara mamma.

Schizzo di stadio, 12/13 anni

Il “boato dei 100.000”

30 Agosto 2017. Quel giorno ho iniziato a sentire un rumore dentro di me, come il boato di 100.000 persone che urlano per un gol, rivendicando chi sono veramente. Fra di loro, ho riconosciuto la voce di un bambino cresciuto, o meglio, la voce di un uomo che non ha abbandonato il bambino che è in lui. “Da grande farò il vignettista di gol!”. Questa frase non ha smesso di rimbombare nella mia testa finché, la sera, ho preso una decisione. Riprendo a disegnare gol.

Ora mi rivolgo e voi che forse, come me, avete nostalgia dell’aspetto romantico del calcio. E state cercando di ritrovare uno sguardo capace di immaginare. Oggi è tutto cosi veloce, i video e le animazioni 3D catturano costantemente gli occhi. Eppure ogni tanto è bello poter guardare un gol solo per “immaginarlo”.  Da molte parti leggo che disegnare i gol è un’arte dimenticata, che TV e internet hanno ucciso questo mestiere. E chi lo dice? Il calcio non è morto, né tantomeno il disegno. La mia volontà è di riprendere una tradizione antica per diffonderla con tutti i mezzi di comunicazione di cui possiamo usufruire oggi: web, social, app interattive.

Grazie alla competenza di un amico programmatore e all’esperienza che in questi anni ho accumulato nella grafica e nel web, ho costruito questo spazio online per poter offrire a voi – ma anche a me stesso – il piacere di rivivere i gol partendo da un disegno.

L’obiettivo è non fermarmi, l’obiettivo è di far crescere GOLdiSEGNATI insieme a voi, insieme al vostro contributo. Spargete la voce: seguitemi sui social, visitate ogni settimana il sito con i nuovi gol disegnati e condividete! Senza il vostro supporto sarebbe uno stadio senza tifo. Voglio lo stadio pieno, dei miei disegni e del vostro tifo.

Qui la parola d’ordine non è guardare. È immaginare.

Con affetto